La doppia vita del giornalista Antonio Salas “infiltrato” nei gruppi armati internazionali
Se e vero che la voce trasmette la vibrazioni dell`anima, quella di Antonio salas, anche se alterata da un apparecchio mutante è una freccia che rimanda forza, tranquillità, pensieri senza pregiudizi, esperienze pericolisissime.

Giornalista investigativo spagnolo, Antonio Salas è autore di reportage e libri d´inchiesta. L´ultima è durata 6 anni. “Infiltrato” (El Palestino) è il libro edito da Newton Compton e racconto le dinamiche, le storie del terrorismo internazionale vissute in prima persona dal Medio Oriente al Venezuela.
Al telefono è disarmante quando si definiste un giornalista mediocre, che fa solo quello che altri non fanno. Salas non e un eroe, ma un reporter molto prudente che si immerge totalmente nel mondo degli altri, si crea un personaggio, un alibi per essere creduto, rischia la pelle, il suo equilibrio mentale, gira con una telecamera nascosta e poi se ne va leggero, discretamente.
“Quando ho iniziato questa inchiesta non sapevo nulla, avevo un´idea molto sbagliata: identificavo l´Islam con il terrorismo in modo estremo come si può identificare un cristiano irlandese terrorista o un membro del Ku Klux Klan. Poi ho capito che quello che noi definiamo il male per altri è diverso, mosso da altre motivazioni. Per quasi due anni mi sono preparato per creare la mia identità e ho studiato l`arabo, ho suelto la storia di un uomo originario Della Palestina e cercato un drama familiare. Nella prima fase avevo una doppia vita, perché continuavo la mia attività di giornalista: è statu fatigoso psicológicamente perchè dovevo mantenere l´equilibrio tra la mi avita e quella che sarebbe diventata la vita di Muhammad Abadía; dovevo mantenere una storia plausible”.
Solitudine necesaria per proteggere gli altri, la sua sfera intima?
Lavoro da solo, cambio identita, mi trasformo. Ai miei cari non dico mai cosa sto facendo, lo scoprono solo quando tutto é finito.
Una tortura dover mentire ai propri cari sulla propria vita?
Una vera tortura. Quando ho iniziato questa inchiesta mi dovevo scurire la pelle, fa creceré la barba e non mangiavo carne di maiale. Ho dovuto dire che ero diventato vegetariano…
E il solo modo di fare i reportage?
Per capire cosa spinge l´altro a comportarse in un modo bisogna diventare un suo interlocutore valido. Entrare nella storia, senza giudicarla. Spresso i giornalisti diventano il megáfono di un´idea o di una classe politica, parte di un sistema e perdono l´independenza.
La telecamera nascosta è una protezione o un ulteriore rischio?
È un´arma. Se devo raccontare la storia di un terrorista, devo registrarla, devo dimostrare con le immagini. È una questione di lealtà.
Lei scrive che un giornalista non debe mai cometeré un reato, ma si è comunque addestrato nei campi…
Nella mia inchiesta in Venezuela, sono diventato il webmaster di un sito di querriglieri, controllavo la loro pagina ma non may partecipato a un delitto. Ero solo dalla parte intellettuale delle persona che conduccevano la lotta armata.
Come e quando decide di terminare un´inchiesta?
Quando finisco un´inchiesta c´ è la fase del distacco. Ci vogliono mesi per abbandonare le tracce. Si comincia a direche che si ha una relazione altrove. Si rientra piano piano nella normalità. Ma rimane sempre dentro qualcosa dell´esperienza precedente. Per esempio ho mantenuto un grande rispetto per i momento di preghiera. Un momento di tranquillitá e di distacco…
Di Rafaela Scaglietta
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/14/%E2%80%9Cdifficile-smettere-d...

